THE CORRODING AGE OF WOUNDSI got notified about this review by the Covenant Zine staff. It’s all about a review on ‘The Corroding Age of Wounds’. This is written in Italian I think and if you ask me, I didn’t understand it of course. Translators just don’t work and I don’t mind reading from there - it’s a war of words using that system. So whether this is good or bad, I don’t know. Just to keep the blood flow…

Review: Covenant Zine
I Kratornas, e nello specifico il suo unico componente Bruno Zamora, meriterebbero una medaglia al valore solo per la lunga militanza nell’undeground, si parla quasi di quindici anni di attività per la band filippina. Portare avanti una band in un paese difficile come le Filippine non è assolutamente facile, e sebbene la qualità delle svariate releases prodotte in questi anni dal caro Bruno non sempre era in grado di raggiungere la sufficienza, la passione che filtrava da ogni releases è comunque sempre tanta. Per coloro che ancora non hanno mai sentito parlare dei Kratornas, riassumo brevemente la loro storia. Partiti con i primi demo nella fine degli anni novanta, la band proponeva un black noise tanto folle quanto mal registrato, per poi spostarsi gradualmente su territori raw e thrash black metal, soprattutto con il full-lenght di debutto del 2007 “Over The Fourth Part Of The Earth”, dove quest’ultima componente prevale nettamente. Dopo uno split ed una interessante raccolta con brani presi dai primissimi demo della band, è tempo per i Kratornas di tornare sconquassarci i timpani con questo “The Corroding Age Of Wounds”.

L’inizio è devastante, “Beasts From The Sea” con la sua drum-machine impazzita sembra rievocare un bombardamento aereo. Il guitar-riffing di Zamora si rivolge principalmente ai Marduk di “Panzer Division Marduk”, condito però dall’immancabile thrash di “Over The Forth Part Of The Earth”, ben seguita da “On Dying Aeons”, top-track della release. Rispetto al debut, vengono ridotti al lumicino gli assoli slayeriani, scelta assolutamente felice visto l’abuso fatto in precedenza, preferendo un assalto “straight-to-your-face”. Si sente una notevole progressione stilistica, meno caos fine a se stesso e più quadratura nella costruzione dei pezzi. Certo, non un po’ di stanchezza inizia a sentirsi a metà disco, visto che la proposta dei Kratornas non presenta innovazioni di alcun tipo, e la drum machine sparata risulta spesso molto invadente, annullando nelle parti più veloci persino il lavoro delle chitarre.

Insomma, un lavoro con i suoi pro e con i contro questo “The Corroding Age Of Wounds”, sebbene una netto miglioramento sia riscontrabile su ogni fronte. Zamora con questo lavoro riesce a toccare il suo apice compositivo sotto il monicker Kratornas, ma molto deve essere ancora risolto per poter centrare un capolavoro, in particolar modo sistemare in qualche modo la drum-machine. L’unico grosso neo di una produzione che tuttosommato è ben bilanciata e raw al punto giusto. A parte questo, la triade iniziale “Beasts From The Sea”, “On Dying Aeons” e “Three Unclean Spirits” spacca veramente, bene così… avanti Kratornas!!!

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